augmented reality

Realtà virtuale: l’economia post coronavirus

Smart working, ecommerce, moda e industria: realtà aumentata e virtuale per la trasformazione dell’economia tradizionale

Lezioni scolastiche in realtà virtuale, avatar che sfilano in passerella, ecommerce 3D, smart working per tutti: molti settori economici si affacciano alle nuove tecnologie, accorciando le distanze dell’intrattenimento, della formazione, del marketing e persino del settore immobiliare. Il distanziamento sociale ci impone di incontrarci con dei filtri, spesso schermi, ma ora anche visori, smartglass e supporti olografici allo scopo di riformulare i rapporti personali, grazie all’uso di tecnologie immersive (realtà virtuale o VR, realtà aumentata o AR e realtà mista o MR, unione dei due precedenti).

Per gli USA, Virtualitics ha realizzato già un sistema che permette di visualizzare i big data all’interno di ambienti virtuali in 3D, ci sono anche alcune software house made in Italy che stanno operando in questo senso. Pricewaterhouse Cooper prevede che questo settore sarà in grado di apportare 1,5 mila miliardi di dollari e oltre 23 milioni di nuovi posti di lavoro nell’economia mondiale entro il 2030. E si tratta di stime precedenti alla pandemia. Il Pil mondiale riceverebbe così un contributo di 360 miliardi di dollari nel settore manufatturiero, di 351 in quello medico, 294 per il settore della formazione, 275 per la manutenzione e 204 nel commercio retail.

“Queste tecnologie sono state considerate finora più come un ‘nice to have’ che un investimento per la produttività e l’efficienza personale”, osserva Lorenzo Montagna, presidente di Vr/Ar Association, associazione del settore di Milano. “La crisi coronavirus accelererà un’adozione strategica di cui nessuno potrà fare a meno in futuro, per riprodurre il rapporto compratore-venditore, ricreare le occasioni di incontro intorno ai prodotti e tutte quelle situazioni in cui è utile una compresenza di persone come sport, intrattenimento e cultura. Anche per questo la Vr già funziona bene nella formazione”.

La formazione e il manifatturiero

L’Istituto tecnico industriale Aldini Valeriani di Bologna ha lanciato il progetto Classroom 3.0 con Eon Reality, Fondazione Corazza e Fay. Gli studenti dell’ultimo anno seguiranno le lezioni in Ar/Vr a partire da settembre, in modo da simulare le attività che saranno chiamati a svolgere negli ambienti lavorativi tramite un ecosistema digitale. Scuola e mondo professionale si avvicinano proprio grazie ad una piattaforma di contenuti user generated, che si basa sul software Creator Avr.

Tramite l’uso di CgTrader (maggiore repository di modelli 3D del mondo) i docenti useranno modelli e foto a 360°, o anche caricando asset 3D realizzati dagli studenti a partire dal backend di una web page. Non ci sarà bisogno di scrivere neanche una riga di codice e un’app sarà disponibile per il frontend su iOS e Android.

Anche la formazione dei dipendenti e l’assistenza da remoto per procedure di sicurezza, montaggio e operatività di macchinari va verso questa strada, in modo da garantire continuità nella produzione delle aziende a prescindere dallo scenario: “Le applicazioni vanno dai processi di pressurizzazione gas alla saldatura, dai sequenziatori di Dna ai corsi per fare le crepes, attraverso nuovi paradigmi di formazione esperienziale e memoria muscolare che permettono di imparare quasi il doppio dei metodi tradizionali e che aumentano del 70% la capacità di memorizzare”, spiegano da Eon Reality.

Manutenzione in realtà aumentata

La conferma arriva da Marco Zanuttini, amministratore delegato OverIt (azienda del gruppo Engineering) con un parco clienti che comprende multiutility del settore energia, telecomunicazioni e infrastrutture come Enel, Eni, Italgas, Oper Fiber). “I device di realtà aumentata sono stati spesso percepiti come un elemento ‘scenografico’ fra le soluzioni a disposizione di un’azienda”, osserva Zanuttini. “La crisi da coronavirus potrebbe però accelerare le sperimentazioni come già accaduto in Spagna, dove un’azienda ci ha chiesto l’installazione urgente dei software e l’invio immediato degli smartglass, per la manutenzione dei propri impianti, in mancanza di personale”.

Un digital twin per intraprendere lo smartworking dei colletti blu, tramite visori wearable che supereranno tablet e smartphone per il supporto da remoto. “I dispositivi Ar sono utili quando il personale non può spostarsi in trasferta, per garantire il passaggio di know-how da un addetto senior a uno junior e per guidare da remoto personale non tecnico”, spiega Zanottini. “L’uso di un ambiente virtuale è ‘trasparente’ al problema, quando un impianto permette di per sé operazioni a distanza. È diverso quando è necessario avvalersi della presenza sul posto di personale, anche non specializzato, a cui l’Ar può garantire un’extended maintenance”.

Due soluzioni per rendere meglio l’idea. La prima è quella di Alstom di Sesto San Giovanni che per le attività di supporto alla manutenzione dei treni ha realizzato Joinpad inaugurando una smart assistance che condivide oggetti virtuali sul campo visivo dell’utente. La seconda soluzione è di Uquido che, per addestrare i tecnici Nokia nella riparazione di antenne a 40 metri d’altezza, ha realizzato degli ambienti virtuali. “Casi in cui se sbagli nella vita reale non hai una seconda chance”, osserva Pier Mattia Avesani, ad di Uqido (Padova). “La realtà virtuale permette di tracciare i movimenti e valutarli senza dover ricostruire la postazione per ogni apprendista, con grandi potenzialità nella medicina”.

Medicina e realtà aumentata

All’Ospedale Sant’Orsola di Bologna si è realizzata la prima operazione chirurgica in realtà aumentata al mondo. Tramite il visore Vostars, lo specialista ha potuto operare nell’ambito di un progetto europeo coordinato dall’Università di Pisa. Una linea virtuale 3D segnava il percorso da seguire con lo strumento chirurgico. Si è trattato della prima messa a fuoco coerente tra immagine virtuale e reale, con la giusta coordinazione oculo-manuale nell’atto chirurgico.

Andiamo a Milano per scoprire che i video immersivi di Impersive stanno permettendo la ricostruzione dell’esperienza di tecnico di laboratorio per il test sui campioni genomici di cellule cancerose. Senza dover assistere direttamente alla procedura, il tirocinante visiona la registrazione catturata dal punto di vista del tecnico dell’Università Federico II di Napoli, riuscendo così a conseguire i crediti per la formazione Ecm.

“Grazie alle ecografie è possibile riprodurre immagini in Ar di organi e patologie, ma lo stesso vale con gli oggetti per moda e manifatturiero” – osserva Avesani – “quando gli agenti commerciali non possono spostarsi o recarsi alle fiere di settore è possibile ricreare un oggetto in 3D con milioni di poligoni grazie a tecniche di fotogrammetria”.

Il settore retail

“Il lockdown ha dato una forte accelerazione all’ecommerce ma la prossima frontiera è il nuovo standard ‘3DCommerce‘ che l’associazione americana Khronos Group sta elaborando, con il sostegno di circa 90 aziende del settore, da Amazon a Shopify, da CgTrader a Sketchfab, sviluppando un’evoluzione del formato gLtf, usato per la trasmissione di asset 3D fotorealistici”. La previsione è di Matteo Esposito, ad di Invrsion di Milano, che realizza supermercati virtuali per gli studi di marketing di brand come Nestlé, Ferrero, Pepsi, Mondelez ed Esselunga.

“Il mondo della moda ha dei budget già allocati per le sfilate attualmente bloccate, ma potrebbe essere il primo a beneficiare della realtà virtuale per portare lo showroom al buyer e non viceversa” – spiega Esposito – “il problema sarà la riconversione di alcune maison che disegnano ancora i modelli a mano, fino a pochi giorni prima di andare in produzione”. C’è anche il caso di un intero quartiere di Miami ricostruito in Vr da Invrsion in modo da consentire a un’agenzia immobiliare del posto di invitare gli acquirenti potenziali all’acquisto di appartamenti con arredi griffati.

“Dubito che il futuro della Vr sia iperrealistico, aptico, olfattivo e multisensiorale” – osserva Esposito – “Facebook ha già venduto diversi milioni di Oculus e credo si andrà sempre più verso device standalone, con la potenza di calcolo del cloud in 5G ad alta risoluzione. Lavoriamo a un prodotto ecommerce affinché il retailer colleghi la propria piattaforma su questo tipo di supporto”.

“Fino a poco tempo fa eravamo un ‘gadget efficace’ per la grande industria, ma ora questa esperienza può diventare strategica. Tuttavia, per indossare un visore bisogna creare un motivo: vivere un’esperienza immersiva e un’interazione convincente”, conclude Guido Geminiani di Impersive, che da sei anni ha prodotto 300 progetti commerciali Vr per X-Factor, Sony e diverse squadre di Serie A. “Stiamo sviluppando demo per la moda, stanze virtuali per consentire ai buyer di interagire tramite avatar e vedere la nuova collezione presentata durante la fashion week”.

“È un paradosso, molte aziende non sono pronte a cogliere le opportunità che la tecnologia già permettere per rivolgersi ai consumatori”, dice Montagna, autore del libro Realtà virtuale e aumentata. Nuovi media per nuovi scenari di business (Hoepli). “Eppure uno dei vantaggi dell’Ar è che basta uno smartphone, ci sono progetti già realizzati nella cultura e nello sport, come il tour virtuale del museo “Ara Pacis com’era” e le finali Nba viste con Oculus. Finora nel business è mancata la ‘reason why’, ma a ben vedere questa tecnologia l’abbiamo già in tasca”.

Fonte: https://www.wired.it/economia/business/2020/04/10/realta-virtuale-coronavirus/?refresh_ce=