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Se la fabbrica è “smart” e connessa, l’economia ci guadagna

Capgemini Research Institute stima che la convergenza di IT e OT e altre innovazioni 4.0 potrebbero garantire al Pil mondiale un incremento compreso tra 1.400 e 2.200 miliardi di dollari da qui al 2023

L’industria 4.0, o smart factory che dir si voglia, è un affare da migliaia di miliardi di dollari. Il contributo sul Pil mondiale da qui al 2023 sarà compreso tra 1.400 e 2.200 miliardi di dollari, stando alle proiezioni di un nuovo studio quantitativo e qualitativo del Capgemini Research Institute. Per l’indagine “Smart Factories at Scale” sono stati interpellate più di mille aziende produttrici di 13 Paesi (Italia, Francia, Finlandia, Germania, Paesi Bassi, Spagna, Svezia, Regno Unito, Stati Uniti, India, Cina, Giappone, e Corea del Sud), tutte con iniziative di smart factory già in corso, e sono stati realizzati approfondimenti individuali con una ventina di dirigenti che supervisionano progetti o fabbriche 4.0. Ne è emerso uno scenario promettente: l’innovazione guidata dalla tecnologia è utile per creare valore economico, per ottimizzare le operations e per introdurre innovazioni in ottica di sostenibilità. Un ruolo importante è assegnato alle reti mobili 5G, condizione necessaria per il buon funzionamento di applicazioni a intenso e veloce scambio di dati. I sistemi di Product Lifecycle Management (Plm) e i sistemi MES/SCAD sono componenti chiave dell’architettura industriale ma le principali aree di investimento per le implementazioni su larga scala sono l’Internet of Things e l’intelligenza artificiale. Cina, Germania e Giappone sono i primi tre Paesi per presenza di smart factory, seguiti a stretto giro da Corea del Sud, Stati Uniti e Francia. E in generale la l’interesse e la propensione delle aziende verso l’approccio 4.0 sono in ascesa: a detta di Capgemini, nel 2017 circa il 43% delle realtà produttrici aveva attivato progetti di smart factory, percentuale salita al 68% nel 2019. Inoltre i produttori prevedono di incrementare il numero di smart factory del 40% entro i prossimi cinque anni e di aumentare gli investimenti annui di 1,7 volte rispetto a quanto speso nell’ultimo triennio.

Smart factory difficili da realizzare

Non è tutto oro ciò che luccica, però. Molte delle iniziative realizzate finora sono servite da sperimentazione ma poche, appena il 14%, possono essere definite iniziative di successo. Sei intervistati su dieci hanno dichiarato di avere difficoltà nel condurre progetti di larga scala. La prima sfida da vincere è quella della convergenza IT-OT, che comporta fra le altre cose l’implementazione e l’integrazione delle piattaforme digitali, la disponibilità dei dati e la cybersecurity. A detta di Capgemini, architetture multilayer agnostiche e sicure consentiranno una convergenza progressiva. La seconda sfida è quella delle competenze, intese in senso lato: capacità e conoscenze specifiche in materia 4.0, ma anche trasversali, interfunzionali, estese all’ambito della sicurezza. “Una fabbrica è un ecosistema vivente complesso, dove la prossima frontiera è rappresentata dall’efficienza dei sistemi di produzione piuttosto che dalla produttività del lavoro”, commenta Gerardo Ciccone, Mals & Cprd director di Capgemini in Italia. “Dati sicuri, interazioni in tempo reale e connessioni tra mondo fisico e virtuale faranno la differenza. Per sbloccare tutto il potenziale della smart factory, le organizzazioni devono progettare e implementare un forte programma di governance e sviluppare una cultura di operations data-driven”. Un altro consiglio dato Capgemini alle aziende è quello di seguire l’esempio degli high performer, realtà che rappresentano il 10% del campione dell’indagine: si distinguono dalle altre poiché investono significativamente in piattaforme digitali, in disponibilità dei dati, in cybersecurity, competenze e governance.

Autore: http://www.ictbusiness.it/cont/news/se-la-fabbrica-e-smart-e-connessa-l-economia-ci-guadagna/43743/1.html#.XedrtK_SJhF