SMART MANUFACTURING A QUOTA 685 MILIARDI DI DOLLARI. ENTRO IL 2020 LA METÀ DEI PRODOTTI CI PARLERÀ

La rivoluzione digitale cambia i modi e i tempi della produzione.

Il successo dei fatturati dipende dalla qualità della connessione e da tutti quei servizi che corrono sulla Rete. Benvenuti nella Service-driven Economy!

Smart manufacturing cioè smart product, anzi smart services. La metà dei prodotti che usciranno dalle fabbriche da qui ai prossimi due anni ci parlerà. E lo farà perché sempre più produttori hanno capito che altrimenti il loro business sarà destinato a scomparire.

“Il digital transformation journey delle aziende manifatturiere è incentrato anche sul Digital Engineering – spiega Lorenzo Candiani, Digital Manufacturing Expert di Capgemini -. I produttori stanno bilanciando due priorità: utilizzare il digitale per immettere più rapidamente sul mercato i prodotti legacy e investire in nuovi prodotti intelligenti per capitalizzare le opportunità derivanti dai ricavi sui servizi. A fare la differenza, una buona gestione dei dati e una nuova intelligenza dei processi legata a una serie di tecnologie ad alta integrazione. App, AI, Augmented and Virtual Reality, IoT, cloud, mobile, cybersecurity, Big Data e Analytics, solo per citarne alcuni, sono temi caratterizzati da una complessità enorme e vanno calati sulle specifiche e mutevoli esigenze del business che oggi viaggia su un sistema di rete che rappresenta l’enterprise nervous system di ogni branca produttiva”.

 

Il valore dello smart manufacturing

Secondo gli analisti, da qui ai prossimi due anni, le capacità digitali del settore manifatturiero raddoppieranno. Il report Digital Engineering: The new growth engine for discrete manufacturers del Capgemini Research Institute rivela che entro il 2020 la metà dei prodotti sarà smart, cioè connessa e comunicante. Un cambio che movimenterà un business a nove zeri, pari a 685 miliardi di dollari. Quasi due aziende su 10 (18%) smetteranno addirittura di vendere prodotti per focalizzarsi su logiche di servizio evolute mentre più di 5 aziende su 10 (54%) affiancherà alla produzione nuovi servizi aggiuntivi. Meno di 3 aziende su 10 (27%), invece, continuerà a perseguire un modello di produzione tradizionale.

 

Cosa significa smart manufacturing

Spostare il radar dell’attenzione dai prodotti ai servizi per le aziende che hanno intrapreso la via dello smart manufacturing significa continuare a investire e potenziare le proprie capacità digitali.
«La sfida sarà capitalizzare le opportunità service-driven per produrre in modo diverso – prosegue Lorenzo Candiani -, evitando di sovraffollare i magazzini per creare un’offerta basata veramente sulla domanda (ogni tipo di domanda). In che modo? Utilizzando al meglio le informazioni per integrare sistemi previsionali capaci di apprendere e di integrare nuovi dati utili a elaborare risposte contestuali, vale a dire puntuali e precise».
Questi dati, infatti, portano nuove vision, cambiando i tempi e i modi della produzione attraverso applicazioni progettate per digitalizzare lo sviluppo dei processi, aumentare la potenza di connessione e di rete, programmare nuove interfacce uomo-macchina. Alle competenze di tipo materiale, dunque, al mondo della produzione si affiancano quelle di tipo digitale: in primis data management, gestione e sviluppo di sistemi IT e applicazioni, networking.

 

Anche l’innovazione entra in produzione

Spostare il modo di produrre e di lavorare su nuove linee di servizio basate sulla smartificazione di ogni prodotto e una ingegnerizzazione digitale estesa è una rivoluzione per il mondo industriale.
“I prodotti, grazie alle tecnologie diventano collaborativi – aggiunge l’Expert di Capgemini, Lorenzo Candiani – innescando un Product Lifecycle Management (gestione dell’intero ciclo di vita del prodotto, ndr) a valore aggiunto. Lo Smart Manufacturing ingegnerizza il ciclo di vita della produzione. Una sensoristica avanzata, a ciclo continuo e in tempo reale, genera informazioni, permettendo a tutti gli operatori della supply chain di lavorare in modo più veloce ed efficiente. Tracciabilità e rintracciabilità di componenti e prodotti finiti, associati all’identificazione univoca e alla geolocalizzazione, presidiano tutti i processi di gestione e distribuzione».
La possibilità di estendere l’interazione anche ai clienti finali alza la possibilità di ascolto e di attenzione dei brand. È così che si alza l’asticella della personalizzazione, utilizzando una nuova intelligenza, illuminata dai dati.
Secondo lo studio del Research Institute di Capgemini da qui ai prossimi tre anni il 50% delle aziende del manufacturing investirà oltre 100 milioni di euro in piattaforme di PLM e soluzioni digitali per fare entrare l’innovazione in produzione. Allo stato attuale lo smart manufacturing contraddistingue solo un quarto delle imprese, che stanno utilizzando i dati in modo approfondito per innovare i prodotti e solo 2 aziende su 5 utilizzano l’Intelligenza Artificiale per analizzare i dati dei clienti. Nel complesso, oggi sono ancora poche le aziende che stanno facendo progressi significativi nell’ambito della cosiddetta ingegneria digitale.
Solo il 21% dei produttori è in una fase avanzata, con quasi un terzo che ha portato i progetti pilota in produzione. Anche l’uso di un’ingegneria di sistema basata su modelli, continuità dei dati e simulazione virtuali all’interno del settore è bassa; solo il 16% delle organizzazioni sta implementando sistemi di identificazione univoca e di geolocalizzazione sublimati in quei Digital Twin (rappresentazione digitale dello stato di un prodotto nello spazio e nel tempo – NdR) mentre il 45% delle aziende non è andata oltre la fase pilota.

«La buona notizia è che i dati ci confermano come il Digital Transformation Journey del Manufacturing sia comunque iniziato – sottolinea Candiani -. I produttori, indipendentemente da dove si trovano nella loro trasformazione e anche se in modo non uniforme, stanno muovendosi lungo due direttive prioritarie: utilizzare strumenti e/o metodologie digitali per accelerare e assicurare lo sviluppo dei prodotti tradizionali e costruire servizi core di tipo end-to-end, basati su un ecosistema digitale esteso. Per farlo le competenze interne non sono più sufficienti a supportare l’innovazione».
Numeri alla mano, oggi è il 54% delle organizzazioni ad aver istituito programmi atti a favorire la collaborazione con start-up, terze parti e fornitori. Tuttavia, meno di un terzo ha sfruttato questa opportunità per lo sviluppo congiunto di prodotti e servizi.

Smart manufacturing e innovazione data-driven

Oltre la metà delle aziende di produzione (56%) ammette di non avere ancora una cultura guidata dai dati.
L’uso dei dati che arrivano dai prodotti connessi, unitamente alla raccolta dei feedback che i clienti lasciano sui canali, sta sostituendosi alle indagini di mercato portando nuova potenza allo sviluppo di prodotti e servizi in una chiave di innovazione vincente. Le aziende, infatti, possono raccogliere moltissime informazioni preziose: dalla durata dell’uso alla frequenza di utilizzo, che consentono di analizzare le prestazioni del prodotto e di immaginare come migliorare la generazione di prodotti o servizi successiva. Oggi solo un quarto delle aziende intervistate utilizza i dati per fornire informazioni utili a innovare i prodotti.

 

5 esempi di smart manufacturing

Le applicazioni dell’ingegneria digitale al mondo dello smart manufacturing sono diverse. Ecco 5 esempi che evidenziano i vantaggi del Digital Engineering a supporto della produzione:

  1. Identificare in maniera univoca componenti e prodotti permette di automatizzare le attività di picking, di assemblaggio e di preparazione dell’ordine, velocizzando la supply chain
  2. Agganciare alla progettazione sistemi di virtual testing che accelerano il rilascio dei prodotti, si riducono sensibilmente lo spreco di risorse e i costi di produzione.
  3. Utilizzare soluzioni di printing 3D non solo può azzerare i tempi associati alla filiera logistica ma in fase di progettazione consente di costruire prototipi che aiutano i team addetti alla modellazione a velocizzare osservazioni, analisi e fine tuning.
  4. Integrare nelle catene di montaggio sistemi di supporto basati sulla Realtà Aumentata fa sì che gli operai in fase di assemblaggio, installazione o durante le attività di manutenzione siano assistiti, guadagnando in precisione e velocità, con un azzeramento dei margini di errore.
  5. Creare un ecosistema digitale permette alle aziende di introdurre componenti di innovazione che rendono il business più connesso, più agile e più flessibile nel rispondere alla domanda dei mercati in continua evoluzione.

Autore: corrierecomunicazioni.it