IoT ed economia circolare

IoT ed economia circolare

Il numero degli oggetti connessi aumenta ogni secondo di più, addirittura IoT Analytics stima che entro il 2025 ognuno di noi avrà con sé una media di 4 oggetti connessi. Secondo l’Osservatorio IoT del Politecnico di Milano ad oggi in Italia gli oggetti connessi sono 93 milioni.

All’IoT si affida la decongestione del traffico e una migliore efficienza dei trasporti nelle Smart Cities, mentre il boom dell’utilizzo di sensori e dispositivi interconnessi è stato raggiunto dall’agricoltura 4.0, settore in cui l’IoT vale 140 milioni di euro con una crescita del 17% nell’ultimo anno.

L’interconnessione delle risorse alla base dell’industria 4.0

Un oggetto intelligente ha una serie di funzioni che gli consentono di fornirci dati costanti e aggiornati sul suo stato di salute, piuttosto che sullo stato di usura del materiale di cui è composto. E’ in grado inoltre di ridurre il consumo di carburante, ottimizzando così l’utilizzo dello stesso.

Riprendendo quest’ultimo aspetto, l’applicazione dell’Internet of Things al settore energetico permette di avere delle reti elettriche più efficienti, evitando dei surplus o delle carenze di energia nella fase di distribuzione. In tal senso, l’IoT si candida ad essere la tecnologia più promettente per la risoluzione della problematica dell’immagazzinamento.

Questa possibilità di trasferire l’energia su richiesta, accelererà il passaggio alle energie rinnovabili, garantendo il passaggio dalla produzione costante odierna ad una basata sulle condizioni ambientali e più adatta al mercato.

IoT, circolari “by design”

Cisco, compagnia che investe molte risorse nell’applicare dispositivi IoT all’economia circolare, presenta tra i suoi prodotti e servizi di punta contatori intelligenti, i sensori e il bilanciamento dell’energia. Come ci racconta Enrico Mercadante, Leader Team Sales & Technical Specialists di Cisco, l’idea non è solo quella di supportare la sostenibilità con le nuove tecnologie, quanto più fare in modo che siano le tecnologie a nascere come sostenibili: “è con la giusta leadership che si possono disegnare e promuovere sul mercato degli smart object che siano pensati per un ciclo chiuso anche grazie a un approccio creativo sull’uso innovativo delle tecnologie digitali. Lavorare sulle fonti di alimentazione energetica (pensare oltre le batterie), oppure alla modularità degli oggetti connessi, che consente al prodotto una seconda o terza vita, sono alcune delle pratiche che ci porteranno avanti nella sostenibilità dell’IoT”.

La circolarità è da considerarsi come un cambio di passo da tutti i punti di vista e, a tal proposito, Mercadante sottolinea: “Primo, la progettazione, che deve includere da subito sistemi e strategie di acquisizione dei dati di uso del bene o servizio. Nella fase di ricerca e sviluppo va considerata la possibilità di uso delle tecnologie di collaborazione virtuale che consentono non solo di essere più efficaci, ma anche molto più green sin dalla fase di sviluppo dei prodotti. In seguito la post-vendita e il supporto, dove grazie alle tecnologie IoT identificate in fase di design possiamo avere un chiaro stato dell’uso e usura del prodotto ma anche, banalmente, informazioni che l’attuale proprietario vorrà fornire per implementare politiche di rientro e riciclo dei beni”.

L’IoT trova la sua principale applicazione nel momento di fine dell’uso, anche se l’economia circolare è molto di più di questo. La tecnologia dei sensori intelligenti permette di evitare gli sprechi, diventando ancora più preziosa quando si tratta – per esempio – di identificare i livelli del materiale di scarto e chiamare le aziende che gestiscono il riciclo per un ritiro automatico.

Il network che unisce gli smart object della filiera mette insieme i dati, diagnostica il funzionamento e prevede gli sviluppi partendo dallo storico già presente in rete (analisi predittiva), finendo con la capacità di elaborare decisioni più o meno autonome sui processi (analisi prescrittiva).

L’uso di sensori all’approvvigionamento, all’inventario e alla logistica garantisce una precisa analisi dei materiali di scarto e da modo di avere una grande spinta all’economia circolare nella supply chain, ovvero una simbiosi industriale, in cui il flusso in uscita da un centro produttivo viene sfruttato da altri, andando a diminuire o in alcuni casi a sostituire la dipendenza di un’industria da materie prime non trattate. La connessione dei dispositivi IoT avviene in questo modo anche per quelle imprese che gestiscono lo smaltimento e il riciclo, costruendo delle eco-reti che hanno il compito di far diminuire gli scarti e di ottimizzare al meglio le risorse a disposizione.

Limiti e ostacoli dell’iperconnessione in Italia e come superarli

In Italia, nonostante siamo leader in Europa per le pratiche di economia circolare, il costo dell’investimento in tecnologie digitali rappresenta un grosso ostacolo, dato che ancora oggi è considerato una spesa o un investimento applicato a filiere non create con criteri di sostenibilità dall’inizio.

A tal proposito Mercadante sostiene che: “Se pensiamo al green come un add-on agli attuali modelli di business che sono non sostenibili per il pianeta è abbastanza naturale che non “tornino i conti”. La sfida è di immaginare, grazie al digitale, nuovi modelli di business circolari che per loro natura nascono sostenibili da un punto di vista ambientale ed economico. C’è anche un altro chiaro segnale che stanno dando i mercati finanziari e i consumatori (ma anche il B2B) sul preferire aziende che si pongono questi temi e hanno una roadmap per risolverli; cambieranno quindi anche i parametri di questo ritorno di investimento e chi ragiona sui paradigmi e modelli di business storici si troverà spiazzato”.

Responsabilità, sicurezza, trasparenza

Il limite più importante, relativamente alla circolarità by design tramite l’Internet of Things, è in assoluto quello relativo alla sicurezza dei dati.

Secondo il report The State of Industrial Cybersecurity 2020, il 35% delle imprese in Europa pensa che gli attacchi all’IIoT (Industrial Internet of Things) rappresentino una delle principali problematiche in materia di sicurezza informatica.

Maggiori sono i dispositivi interconnessi e gli oggetti intelligenti insomma, più grande può essere la fonte di attacco.

Fonte: https://www.techeconomy2030.it/2021/06/01/iot-ed-economia-circolare/